Non era previsto.
Non era programmato.
È successo.
Ho scritto un inno per l’Inter.
Non per far numero. Non per moda.
Perché certe cose, a un certo punto, ti vengono addosso.
Non l’ho cantato io.
Per un semplice motivo
Non so cantare.
L’ho solo scritto.
E l’ha cantato l’intelligenza artificiale.
Sì, proprio così.
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Viviamo in un momento in cui tutti parlano di IA.
Pochi la usano davvero per dire qualcosa.
Io ho provato a fare una cosa semplice:
mettere insieme passione e tecnologia.
Cuore e algoritmo.
Il risultato è questo.
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[Ecco il VIDEO]
Non è perfetto.
E non deve esserlo.
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Un inno non serve quando tutto va bene.
Serve quando ti riconosci.
Quando perdi. Quando vinci. Quando resti.
E se poi vinci, come stai succedendo ora, meglio!
Ora la domanda è semplice:
vi rappresenta?
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Perché alla fine è sempre così:
puoi usare qualsiasi mezzo — voce, carta, intelligenza artificiale —
ma se non dici qualcosa che resta, non serve a niente.
Io continuo a scrivere.
E continuerò a farlo.
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E poi c’è un’altra cosa.
Se un’idea viene rimbalzata solo perché non arriva dalla persona “giusta”,
non è nemmeno colpa di chi la propone.
Adesso c’è l’intelligenza artificiale.
Quella tanto odiata.
Forse perché è fredda.
Forse perché è diretta.
O forse perché, proprio per questo, è difficile da ignorare.
Perché quando qualcosa funziona......funziona!
Al di là di chi la propone.
Al di là di simpatie, conoscenze, dinamiche.
Raccomandazioni.
Clientelismo.
Convenienze.
Devo continuare?
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Dimenticavo!
I rifiuti sono come le malelingue.
Non dicono nulla su chi li subisce,
ma dicono tutto su chi li fa.