Contrabbandati

Contrabbandati
In una città dove nulla è davvero ciò che sembra, un Commissario fuori dagli schemi e un Giornalista a caccia della verità, si trovano immersi in una vicenda (forse) più grande di loro, tra traffici, tradimenti e redenzioni. "Contrabbandati" è un romanzo crudo e autentico, che mescola il ritmo del noir con il battito umano di chi, tra errori e speranze, cerca una via d'uscita. Una storia che sorprende, colpisce e, soprattutto, rimane. (Elio Montorsi)

domenica 15 marzo 2026

9 marzo 2026: data storica passata inosservata

 Avete letto bene! 

La data menzionata nel titolo è da considerare storica.




Che cosa sarà mai successo di così speciale da renderla tale? E perché quasi nessuno se n’è accorto?
Il 9 marzo, intorno alle 15:00 (ora italiana), è stato minato il venti milionesimo Bitcoin.
Oltre il 95% dell’intera supply, fissata dal protocollo in 21 milioni di unità, è ormai sul mercato.
Il restante 5% verrà minato nei prossimi 114 anni.

Ma non solo.

Oltre il 30% dei Bitcoin ancora da minare, circa 340.000 unità, sarà minato entro due anni.
Altri 320.000 Bitcoin verranno minati nel ciclo successivo, che si presume durerà poco meno di quattro anni.
Altri 160.000 Bitcoin saranno minati nel ciclo seguente.

Basta fare un conto aritmetico molto semplice: della scarsità residua, ben 820.000 Bitcoin saranno minati entro i prossimi dieci anni.

Per estrarre i restanti 180.000 sarà invece necessario circa un secolo.
Bitcoin diventerà quindi un asset sempre più raro e, proprio per questo, potenzialmente sempre più prezioso.

Se il prezzo è determinato dall’incontro tra domanda e offerta, con un’offerta così bassa quanto potrebbe aumentare il valore di Bitcoin?

La risposta dipende, ovviamente, anche dalla domanda.

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A proposito della domanda

In questi anni ha contribuito a far crescere il prezzo di Bitcoin in maniera esponenziale, nonostante l’offerta iniziale fosse molto più alta.




Perché tutto questo accadesse, qualcosa di straordinario doveva per forza essersi verificato.
E così è stato.
In appena quindici anni di storia, Bitcoin è passato dall’essere un semplice protocollo utilizzato da una ristretta cerchia di nerd appassionati di privacy — i cypherpunk — a diventare l’ETF di maggior successo della storia.

Non solo: oggi è entrato anche tra gli asset che compongono il Global Store of Value.

Ha bruciato le tappe.
Quindici anni, per un asset, sono pochissimi.
Per fare un esempio, l’oro ha una storia millenaria.

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A proposito del Global Store of Value




È il mercato globale delle riserve di valore.

Comprende tutti quegli asset che le persone utilizzano principalmente per conservare ricchezza nel tempo, non per spenderla subito.
Beni acquistati per difendere il proprio potere d’acquisto.
Immobili, azioni, obbligazioni, oro, opere d’arte, oggetti da collezione e, oggi, anche Bitcoin.

Il suo valore attuale è stimato in circa 550-600 trilioni di dollari, così suddivisi:

Immobili: 300 trilioni di dollari (50%-55% del totale)
Obbligazioni: 130 trilioni di dollari (20%-25% del totale)
Azioni: 110 trilioni di dollari (circa 20% del totale)
Oro: 15 trilioni di dollari (2,5%-3% del totale)
Arte e collezioni: 3 trilioni di dollari (0,5% del totale)
Bitcoin: 1,3 trilioni di dollari (0,2% del totale)

Guardando ai prossimi dieci anni, non è affatto utopico immaginare che questo mercato possa raggiungere — o almeno avvicinare — i 1.000 trilioni di dollari.

Persino una valuta relativamente stabile come il dollaro o l’euro — che verrebbe quasi voglia di chiamare “svaluta” — perde valore mediamente attorno al 2% annuo.
In alcune fasi particolari, come durante la pandemia da Covid, con la guerra in Ucraina o con l’attuale clima di tensione geopolitica, si possono registrare tassi anche superiori al 3%.
La sola erosione monetaria, nel tempo, farebbe crescere il valore nominale complessivo del Global Store of Value fino a 750-800 trilioni di dollari.

Ma c’è di più: 

la tendenza delle persone, anche grazie all’avvento dei broker online, che consentono di investire con commissioni molto più basse, è quella di aumentare progressivamente la propria esposizione ad essi.

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A proposito di Bitcoin



Proiettare un aumento del suo peso, all’interno del Global Store, of Value fino all’1% non è affatto un’ipotesi aggressiva.

Per molti analisti è addirittura una previsione prudente, considerando realistico anche uno scenario superiore al 2%.

Si può provare allora a immaginare il suo prezzo futuro?

Senza avere la pretesa di indovinare, si può ragionare su tre ipotesi molto semplici: calcolare l’1%, il 2% e il 3% di 1.000 trilioni di dollari e dividere il risultato per 20,8 milioni di Bitcoin, cioè la supply prevista.

Ne uscirebbero questi scenari:

L’1% equivarrebbe a 10 trilioni di dollari: un Bitcoin varrebbe circa 480.000 dollari
Il 2% equivarrebbe a 20 trilioni di dollari: un Bitcoin varrebbe circa 960.000 dollari
Il 3% equivarrebbe a 30 trilioni di dollari: un Bitcoin varrebbe circa 1.440.000 dollari
Naturalmente, questa non è una previsione certa.
È semplicemente l’analisi di un’ipotesi, sulla cui validità ciascuno di noi è chiamato a riflettere.
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Il punto non è che il 9 marzo 2026 sia stato minato il ventimilionesimo Bitcoin.





Il punto è che quasi nessuno abbia capito davvero cosa significhi.
Perché la gente si sveglia sempre tardi.
Si sveglia quando il prezzo è già esploso, quando i titoli dei giornali diventano isterici, quando persino il vicino pirla ti chiede come comprare.
Ma la storia non cambia in quel momento. La storia cambia prima. Quando quasi nessuno guarda.
E il 9 marzo 2026, in silenzio, qualcosa è cambiato davvero.





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