Mi riaggancio al post precedente per poter dire la mia sulla proprietà privata.
In primis sulla casa.
Lo faccio perché una nota politica del momento, portatrice di idee del tutto opposte alle mie, sottolinea il problema dell'emergenza abitativa (che effettivamente esiste) e rivendica il diritto alla casa per tutti, anche per chi non ha mai pagato nulla.
Ho sentito riprendere un argomento già comparso nel dibattito politico di qualche Paese europeo qualche anno fa: la confisca delle case sfitte appartenenti ai grandi possidenti.
Un'iniziativa da Premio Nobel per l'economia!
Oltretutto, il grande possidente sarebbe colui che possiede almeno cinque case, oppure cinque case oltre a quella in cui vive. Non ricordo esattamente quale sia la definizione proposta, ma poco cambia.
Non voglio nemmeno discutere dell'insensatezza filosofica di stabilire limiti di questo tipo: sarebbe un argomento troppo complicato per troppi.
Mi chiedo, invece, come si possa considerare un grande possidente un normalissimo benestante, che magari ha acquistato più immobili grazie al proprio lavoro oppure li ha ereditati dai genitori, frutto del loro lavoro e dei loro sacrifici.
Da quando possedere più di una casa è diventata una colpa?
L'emergenza abitativa, a mio parere, si combatte mettendo il proprietario nelle condizioni di affittare il proprio immobile, offrendogli garanzie adeguate.
Questo significa non imporre canoni inferiori, talvolta anche di molto, ai prezzi di mercato, che non sono numeri campati per aria, ma il risultato dell'incontro tra domanda e offerta, pur con tutte le imperfezioni che possono caratterizzare il mercato immobiliare.
Significa anche garantire al proprietario la possibilità effettiva di rientrare in possesso del proprio immobile quando l'inquilino non paga, nel rispetto delle procedure di legge, e di ottenere il risarcimento degli eventuali danni.
Perché il proprietario dovrebbe essere lasciato solo a sostenere le conseguenze economiche di una morosità protratta nel tempo?
Non si può blindare l'inquilino dentro casa soltanto perché è considerato la parte economicamente più debole, distruggendo contemporaneamente il portafoglio e la serenità del proprietario.
E poi non sorprendiamoci se quest'ultimo preferisce ricorrere agli affitti brevi, quando ne ha la possibilità, oppure lasciare l'immobile sfitto.
Penso che, se i presupposti fossero adeguati e le tutele effettive, molti proprietari sarebbero ben contenti di mettere a reddito il proprio patrimonio, anziché tenerlo inutilizzato come riserva di valore.
Ma, anche qualora decidessero di non affittarlo, dovremmo ricordare un principio elementare: ognuno dovrebbe poter decidere cosa fare della propria roba.
E ci sarebbe anche un vantaggio per gli inquilini onesti.
Se aumentasse l'offerta di abitazioni in affitto e la domanda rimanesse invariata, si creerebbero le condizioni per una possibile riduzione dei canoni.
Insomma, una maggiore tutela della proprietà privata non è necessariamente in contrasto con gli interessi di chi cerca casa. Può, al contrario, contribuire a favorirli.
Il problema, naturalmente, sarebbe per chi pretende di occupare un immobile senza pagare quanto dovuto e senza rispettare gli obblighi contrattuali.
Ma non si può accontentare tutti.
E se proprio dovessi scegliere chi scontentare, non avrei dubbi: scontenterei quella categoria, non chi ha lavorato, risparmiato e investito per acquistare un immobile.
Non mi dilungo oltre.
Ulteriori considerazioni le farò nei giorni a venire.


